Un'età felice

C’era un’età felice in cui i minorenni si sarebbero ben guardati dall’andare alle feste dei grandi. I “giovani”, infatti, intrappolati in un ricevimento, sarebbero stati tenuti a freno: alla prova con le buone maniere da largire in società. Dei vecchi (sostanzialmente erano signori in cravatta di anni quaranta d’età, ma anche meno) e della loro mondanità al vermouth, ad ascoltare il ribollire del cambiamento, l’avanguardia avrebbe data una sola sentenza: matusa.
28 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 20:58 | 23 AGO 20
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La Malizia di Salvatore Samperi è archeologia e nella gioiosa epoca affollata dello Zeitgeist occidentale – il tempo dove è uno spasso come non mai il campare a corto di spirito, il tempo dove il cambiamento è compiuto – bisogna essere minorenni per vivere alla grande. Quelli fuori tempo massimo, infatti, si adeguano al marketing. I quarantenni, appunto, vivono tutti da adolescenti, a quota cinquanta forse si mette la testa a posto e la stagione collettiva della bellezza detta dell’asino – quella della giovinezza – è tutta carne ad uso di danarose dentiere concupiscenti. Già fa schifo l’idea che tanti papà e mamme accompagnino le loro creature ai casting tivù, luoghi di compravendita di tette e natiche, figurarsi saperle preda della satrapia, ma tutta la cosmesi telegenica e quella della carriera in corto circuito con la morale laico-democratica dei furbacchioni ha fatto esplodere la contraddizione nel più ambito territorio commerciale: il giovinume. In queste giornate ubriache di carne fresca, facce inedite aggiornano il pazzo album delle veline. Ancora qualche giorno fa – e lo abbiamo già dimenticato – un padre di famiglia ha tentato di darsi fuoco davanti Palazzo Grazioli perché la figlioletta non è stata candidata alle Europee. Come vampiri eccitati dal sangue i moralisti braccano la ragazza che va alla festa di Berlusconi, non proprio nella sua alcova. Magari è uno spasso braccare, come andar per alcove ma, come al solito, qualcuno arriva tardi: le minorenni si sono prese le feste dei grandi. E con le feste, tutto l’utile del dilettevole.